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Ottobre 1957, weekend da apocalisse: quando il Salento finì sott’acqua

martedì 10 ottobre 2017
Nella notte tra il 6 e 7 ottobre 1957 caddero 300 millimetri di pioggia: la ricostruzione storica di Salogentis e dei ragazzi dell'Istituto comprensivo Statale Presicce-Acquarica del Capo  .

“Fu un sabato e una domenica da Apocalisse, 'the end', la fine del mondo. La pioggia cadde incessantemente per 17 ore, in tutto 300 millimetri: era il 6 e 7 ottobre 1957 ('ottobre impietoso', dal tg dell’Istituto Luce). E il Salento (la zona compresa fra Otranto, Maglie, Taurisano, Ruffano, Presicce, Leuca) finì sott’acqua. Danni calcolati intorno al miliardo di lire”.

Comincia così il racconto di Salogentis, a firma di Francesco Greco, di una pagina di storia del Salento. I paesi del Salento se la passarono molto male, assediati da una pioggia battente e copiosa. Tra i luoghi più colpiti, Maglie, il cui centro storico fu completamente sommerso dall'acqua. A Santa Maria di Leuca a pagare il prezzo più alto fu il lungomare, franato sotto l'onda d'acqua. Come raccontò il tg dell'Istituto Luce, il “civettuolo lungomare (crollò) come dopo un bombardamento”. La pioggia creò problemi anche alle comuinicazioni, molti i paesi isolati. Case, strade, negozi e scuole furono invase dall’acqua, alta fino a 6 metri. Torrenti d’acqua invasero le campagne, creando serissimi danni alle colture.
“Vore e falda non riuscivano a inghiottire quella massa d’acqua violenta e cattiva che trascinava via pietre e animali morti. Asini e cani erano come impazziti.
Materassi di crine, paglia, cacchiame (foglie di granturco) marciti, il mosto nei palmenti andato a male”, racconta il tg dell’Istituto Luce.

“A Presicce, la vora ai piedi della collina si strozzò. Cercarono di liberarla col tritolo: inutilmente. I poveri, come sempre, persero tutto: il raccolto (grano, orzo) stipato nei sacchi, la provvista di olio, il vino, il pane, i legumi, i fichi secchi. La moja (fango) insudiciò le cassepanche colme di biancheria e la dote delle ragazze in età da marito. Un evento catastrofico che nessuno, manco il più vecchio in Terra d’Otranto, ne ricordava uno simile. Nelle vie si girava con le barche. Spettacoli surreali, da fronte di guerra” continua il racconto. “A Presicce il parroco, don Carmelo Cazzato, comprò il pane, le sarde e il vino e in barca raggiunse la zona sud di Santa Maria degli Angeli (verso Salve), e ne fece dono ai poveri accampati sui tetti (Il paese fu tutto unito dinanzi a questa sventura…). Molti si rifugiarono in Comune (il sindaco socialista Amleto Monsellato si diede da fare (la politica era dignità e attributi, si ricorda una sua frase: <<Vengono, girano per il paese, si sporcano un po’ le scarpe, poi se ne vanno e noi restiamo con i nostri guai…>>) per più di una settimana ('un’ottina di giorni e più…' ricorda oggi la signora Gina Ratano, 'Rimasi squasata…', 'Che morte disperata!'): ebbero una minestra calda. La contessa Alberti divenne un’apprezzata cuoca, instancabile e premurosa, e passata la bufera, ebbe una crisi mistica: si chiuse in convento e prese i voti. La Prefettura mandò derrate, coperte, lettini. Le mogli (qualcuna gravida) telegrafarono ai mariti emigrati in Svizzera per dir loro di rientrare immediatamente. E quando questi tornarono, trovarono la casa con tre, anche quattro metri d’acqua e i militari che presidiavano le strade li scacciarono. Passò alla storia quel cittadino che legò la Fiat Cinquecento nuova fiammante, con le rate ancora da pagare, a un palo perché il fiume non la trascinasse come un fuscello con la sua violenza, ma fu tutto inutile: la ritrovarono piena di fango in zona Calvario e quel carabiniere in pensione che stese al sole ad asciugare le banconote da 10mila lire dei suoi risparmi e fece la guardia con l’archibugio per difenderle da ladri e sciacalli. Alla fine ogni presiccese ebbe mezzo quintale di grano”.

Un ruolo fondamentale, allora come adesso, lo ebbero i tanti volontari:
“Ma se dinanzi al 'liquido assedio' (dal tg dell’Istituto Luce) la politica balbettò, il Salento mostrò al contrario il suo grande cuore, il volto migliore con l’intervento (oltre ai Vigili del Fuoco di Lecce) di centinaia di volontari a spalare fango e pietre: la civiltà contadina era forte della sua coesione sociale, non si era ancora entrati nel tunnel del relativismo dei valori in cui purtroppo siamo finiti oggi, e dove tanti scappano dalle loro responsabilità, la nostra anima è atomizzata e declina verso la vigliaccheria del refrain 'mi faccio i fatti miei…', 'chi te lo fa fare?'. Tanto poi arriva sempre il 27…

“I nostri parlamentari (si era nella II legislatura)” continua il racconto di Salogentis, “già il 10 ottobre presentarono due interrogazioni, discusse nelle sedute pubbliche n. 641 e 642 (ore 10 e ore 16), alla Camera e al Senato (n. 577, presidente Cesare Merzagora, vice Cingolani). Si chiedevano 'interventi e risorse' per le popolazioni così duramente colpite”.

A contribuire, in maniera decisiva, alla ricostruzione dei fatti poi ripresi da Salogentis, sono stati i ragazzi della scuola media dell’Istituto Comprensivo Statale Presicce-Acquarica del Capo (I e III C). In collaborazione con l’Associazione 'Museo Aperto' di Rolando Civilla, coordinati dai professori Vincenzo Verardi (geologo) e Maria Antonia Lamanna, hanno raccontato l’alluvione del ’57. Grazie alle foto in bianco e nero, emerse dagli archivi privati (famiglia Michele Stocco, Riccardo Monsellato, Cesare Luigi Quaranta, Carmelo Zingarello, Vito Mele, Franca Imperato), ai filmati di telegiornali dell’Istituto Luce, alle interviste agli ultimi protagonisti rimasti, sono riusciti a rievocare quella tragedia. Un lavoro da veri storici, con uso di fonti orali, scritte e iconografiche, e la distribuzione di ben 70 questionari a contadini, tabacchine, sartori, cestai, bottegai, il farmacista, e le interviste live ai testimoni diretti.

Tutto il materiale è finito poi in un cd dal taglio neorealista dal titolo: “60 anni dopo… Alluvione 6-7 ottobre 1957” (montaggio di Andrea Verardi Baviera).

“Un’operazione culturale e rievocativa sul filo della memoria di grande spessore” conclude Francesco Greco, “di cui va reso immenso merito agli ideatori e i ragazzi che hanno lavorato con passione a un documento che resterà nel tempo, e che sono le nostre energie migliori”.

Al progetto hanno lavorato gli alunni: Brigante, Bruno, Esposito, Camisa, Cantoro, Ferilli, Cazzato, Marini, Manieri, Marzo, Paola Ponzo, Sergi, Vichi, Viola, Vitali, Zurlo (I C) e Brogna, Negro, Stefanelli, Viola, Zingarello, Spirto, Marzo Carlo, Verardi, Marta Cazzato, Matteo Cazzato, Maiorano (III C). E poi III A e III B, la dirigente scolastica Rosa Grappa, le professoresse Anna Licchelli e Maria Teresa Negro.




 

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