Cronaca

Otteneva finanziamenti per un impianto inesistente: condannato 50enne

lunedì 11 settembre 2017
L'imprenditore è stato condannato in via definitiva e oggi i suoi beni sono stati confiscati.

Un ufficio, un’autorimessa e un opificio industriale, con terreno di pertinenza: questi i beni sequestrati dalla guardia di finanza di Lecce, - che ammontano a mezzo milione di euro - a un imprenditore cinquantenne di Supersano. L'uomo, infatti, ha truffato lo Stato per ottenere finanziamenti pubblici di origine nazionale e comunitaria. 
Si tratta dell’epilogo di una complessa indagine dei finanzieri della Tenenza di Maglie, nei confronti di un imprenditore, rampollo di famiglia, succeduto al padre agli inizi degli anni Ottanta, operatore economico che per molto tempo ha operato nel settore della realizzazione di reti fognarie e idriche per conto dell’Acquedotto Pugliese e nella costruzione di strade nel Sud del Salento.

Agli inizi degli anni Duemila, grazie agli incentivi previsti per le aree depresse l'imprenditore aveva richiesto un finanziamento per un impianto di frantumazione e recupero di materiali provenienti da demolizione e scavi, ufficialmente funzionante ma, di fatto, mai ultimato. Il finanziamento, ammontante ad 1 milione di euro ed inizialmente richiesto da una prima ditta intestata all’imprenditore, è stato poi trasferito a una seconda impresa, una società di capitali amministrata sempre dal medesimo la quale, nel presentare la richiesta di erogazione delle due tranches di contributo a stato di avanzamento lavori, aveva rendicontato tra i costi anche fatture relative a operazioni inesistenti emesse da aziende compiacenti o riconducibili allo stesso imprenditore.

Le attività dei finanzieri hanno poi consentito, nel 2009, di bloccare l’erogazione della seconda tranche del finanziamento approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico e, contestualmente, di sottoporre a sequestro preventivo beni immobili per 500 mila euro, valore equivalente all’importo che l’imprenditore aveva già incassato nell’agosto del 2006.
L’imprenditore, all’esito dei tre gradi di giudizio, è stato condannato a 4 anni di reclusione - oltre alle pene accessorie, tra le altre, dell’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione e dell’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese - con la conseguente confisca dei beni immobili che saranno definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato, in esecuzione della sentenza della Corte d’Appello di Lecce.
Altri articoli di "Cronaca"
Cronaca
23/11/2017
Protagonisti due studenti di un istituto di Casarano: la ...
Cronaca
23/11/2017
Nei guai finisce un 45enne di Taurisano, sorpreso in ...
Cronaca
22/11/2017
Le verifiche hanno riguardato un terreno nelle campagne di Casarano.  I ...
Cronaca
21/11/2017
Intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Gallipoli in via Giovanni ...